Le Storie

Adesso smette

Era ciò che continuavo a ripetermi in quei troppi secondi – neanche adesso so con certezza quanti siano stati – in cui il letto ondeggiava e i muri ne seguivano il ritmo.

Adesso smette. E sembrava non finire mai.

Siamo a Modena, cosa vuoi che ci succeda. Lo urlavo a mio marito mentre lui mi diceva di vestire i bambini e di correre fuori. Stai calmo, non succederà niente.

E se invece stavolta fosse stato diverso? Era così forte che chissà nell’epicentro. Perché l’epicentro non poteva essere qui.

E’ finita. Ma sembra che ancora tutto si muova e ho la nausea. Virginia ha continuato a dormire, non l’hanno disturbata neanche le luci accese, le voci concitate, il nostro andare di qua e di là per renderci conto che fosse ancora tutto a posto. La lascio dormire.

Gli altri rumori erano quelli delle tapparelle dei vicini e delle loro voci in cortile. Quelli dell’ultimo piano, penso alla loro paura.

D’istinto accendo il tablet. Devo sapere. E devo dirlo. Il mio primo tweet è delle 4.10, sette minuti dopo la scossa. Lorenzo, lui si era svegliato, mi prendeva in giro. Sei già lì?

Ma non ci sono solo io, guarda. I tweet dopo il mio fioccavano. Milano Bologna Rovigo Asti Firenze Verona. Naturalmente Modena. Tutti avevano sentito, tutti cercavano conferma. Conferma di esserci ancora tutti. Ancora una volta il Nord Italia condivideva l’esperienza del terremoto.

In pochi minuti era già possibile fare una mappa delle zone interessate. Fra un po’ ne avremmo saputo di più. Le prime voci sull’intensità. 6 e qualcosa.

Ma come, con6.3 L’Aquila è venuta giù. Mi sembrava davvero troppo. Nel frattempo da Twitter passavo a Facebook e poi tornavo a Twitter. Ho il tweet compulsivo, dicevo. Non ero la sola. Ci si leggeva e ci si raccontava.

L’esperienza ci diceva che non sarebbe finita così presto e perciò nessuno riusciva neanche a pensare di provare a riaddormentarsi.

Eccola. Arriva da tutte le parti, anche dall’America, la notizia che l’epicentro è in provincia di Modena. Non ci credo. San Felice sul Panaro Finale Emilia. Quanti chilometri? 30, 40? Non ci credo.

Le vittime siamo noi. I terremotati siamo noi. Però, dai, non è successo niente. Le nostre case hanno retto. Siamo ancora tutti su Twitter a raccontare la nostra paura.

Finché non arrivano le prime notizie dei danni. Danni? Mica le solite crepe.

Miodio no. E di un capannone crollato su un uomo. Morto. Miodio no.

Com’è possibile che crolli un capannone? Com’è possibile che qui si muoia per il terremoto.

La seconda scossa. Ok è normale, chissà quante ne seguiranno. Però siamo a Modena. Ma è stato più forte di quello del ’96? Niente sarà più come prima, neanche le certezze.

I tweet si moltiplicano, ecco i primi giornalisti che vengono qui a raccogliere le informazioni. Su Repubblica.it si accenna al fatto che pare ci sia stato un terremoto in Veneto. Buongiorno.

Più tardi, quando si saranno svegliati, cominceranno ad arrivare le telefonate. I messaggi si susseguono su Facebook e su Twitter per tutto il giorno, qualche sms la chat. Come state, solo tanta paura vero? Si solo tanta paura. Baci abbracci.

Mia sorella, lei sta in Abruzzo, lei lo sa.

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