Le Storie

Al mé teremòot

Vignetta di Paolo Covezzi – giugno 2012

Al mé teremòot ovvero Il terremoto di Mauro  [da idea iniziale del 25 giugno 2012 bozza non corretta v 30 del  28-6-2012]

Ognuno di noi ha un SUO terremoto. Sensazioni, episodi, paure: tutti eravamo in un qualche posto, quando ci sono state le scosse grosse e non vediamo l’ora di dirlo a qualchedun altro, sia per illuderci di ottenere un salvacondotto apotropaico, sia per sfogarci un po’ e anche perché, accidenti, anche noi siamo stati partecipi di un pezzo di storia, sia pur tragica, e il fatto deve essere ben testimoniato ai nostri cari, ma anche allo sconosciuto che ci capita davanti.
In continuazione alterniamo il ruolo in commedia: diventiamo parte attiva o parte passiva degli impressionanti racconti che vengono evocati con studiata progressione drammatica.
Ognuno di noi ha quindi un suo terremoto di cui terrà l’esperienza e il ricordo per sempre e tramanderà nel racconto ai propri figli o nipoti
A un mese delle micidiali scosse di martedì 29 maggio tento di farmi un esame di coscienza su quanto è accaduto e su quanto MI è accaduto.
Un bilancio esistenziale.
Personalmente fino a dopo il terremoto delle 9 di martedì 29 maggio non ho avuto problemi; anche le precedenti scosse notturne del 20 maggio le avevo digerite bene ed ero tornato subito a dormire, dopo aver fermato con la mano il pendolismo insistente di vari lampadari oscillanti.
Ma …  ma … la tripla scossa delle 13.00 mi (ci) ha colpito in un modo durissimo; è stato un colpo violentemente inaspettato. Ci ha picchiato .. dentro … nel più profondo dell’animo: mi (ci) ha lasciato nella paura, nell’insicurezza. Tutte cose poco insite nella mente dei carpigiani.
Negli anni ’60 si poteva carpigianamente intimare: “’Sa còostla … tutta la baraaca? “ (Cosa costa tutta la baracca?) e risolvere ogni seccatura con soldi, “comprando” in toto l’eventuale problema. Ma oggi domandare – “’Sa costeel al teremòot ? ” – non avrebbe senso; mancano innanzitutto validi interlocutori per la cessione dei sismi e forse anche i bèesi. (Chi vèecc’ i tachèen a finìir e chi nòov  … in duv ini ? Quelli vecchi sono finiti e gli altri … dove sono ? )
Quando vedi la tua casa che si muove, il terreno che ondula e sembra di gomma e un rumore assordante ti martella la testa, il cuore, le orecchie e le gambe … perdi ogni più consolidato punto fermo della tua vita e dei tuoi cari.
Abbiamo sentito con le nostre orecchie le campane della Torre della Sagra suonare da sole; la stessa cosa, ci hanno riferito, è successo con campanile di San Francesco. Sono cose grosse … enormi, in un primo momento superiori alla nostra capacità di comprensione.
Ehee  sì !!! Te la fai sotto … completamente smarrito.
Tanta paura, però niente panico … niente panico, ma reazioni misurate.
L’angoscia di un centro storico deserto, dove comunque abitavo e continuavo ad abitare come residente.
Parlare con persone che non ti avevano mai rivolto la parola, anche se stavano a pochi metri da casa tua.
Cercare negli occhi delle persone una speranza di sicurezza che non potevano darti.
Stare assieme durante il giorno, fare filosso (incontro colloquiale di persone) e anche un po’ di baldoria, allontanando il pensiero della notte che comunque arriverà e ti riempirà di angoscia, di dubbi, di paure.
Dormire in macchina, in tenda, a piano terra. Sei tu che devi scegliere e nel contempo lasciare piena libertà ai tuoi familiari e amici di fare SOLO ciò che si sentono.
I problemi coi bambini, ma soprattutto con gli anziani, che non vogliono assolutamente lasciare le loro case di sempre.
La badante ucraiana di tua madre resisterà o fuggirà via ?  … lasciandoti in un mare ancora più grosso di guai.
Pensare che il 29 e il 30 maggio una città di 70 mila persone dorme fuori.
E meno male che il tempo è mite. Come non ricordare i 15 sotto zero di pochissimi mesi fa.
Alzarci alla mattina già vestiti, uscire in strada (desertissima) e pensare: ” Anche questa notte è passata!! Andrà bene oggi? Cosa dice l’applicazione Iphone INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia)?
La zona rossa è un paesaggio scioccante da Day after.
La Prefettura ci ha dimenticato, non ci manda nessuno. La s à mulèe a la guàaSa! (Ci ha mollato alla guazza!)
C’è bisogno di un forte controllo sul territorio sulla zona rossa, perché non diventi  terra di nessuno.
Si sente dire che i Comuni devastati delle Bassa hanno chiesto la presenza dell’Esercito, ma hanno chiesto loro il conto per la dislocazione.
Caxxo! Come se non pagassimo già abbastanza tasse anche per queste emergenze.
Centinaia di allievi dell’Accademia di Modena potevano essere dislocati e fare esperienza sul campo.
L’ordine pubblico è stato gestito da volontari: i ragazzi del liceo, splendidamente auto organizzatisi, difendono la loro (la mia) scuola da intrusioni indesiderate; le maestre degli asili vengono messe alcuni giorni agli incroci, poi tanti volontari che via via aumentano e danno la loro disponibilità.
Si intuisce, si capisce che Carpi è un BENE COMUNE, di TUTTI.
Vedere i parà della Folgore in congedo col baschetto rosso – granata, la mimetica e anche le stellette …  mi dà un senso di sicurezza; di appoggio  … di essere ITALIA. Sono SEMPRE stati presenti .. H24. Sempre gentili e disponibili.
Si sentono in giro le stronzate più incredibili e la gente ha un impulso irresistibile a credere alle cose più inverosimili. Comincio a capire molto bene la caccia agli untori della peste del caro Manzoni. Bombe sotterrane, americani, russi, NATO, trivellazioni … come se pochi metri cubi di gas potessero avere affetto su miliardi di tonnellate di sottosuolo spinto dalle dinamiche della tettonica a placche e da un nucleo terrestre incandescente di 6.000 gradi. Un fenomeno che la gente NON VUOLE capire a ogni costo.

**
Io abito a Carpi in quella che era la zona rossa e lo sgomento della disabitazione è terribile.
Non c’è la tua edicola, il tuo bar, il tuo tabacchino, il tuo forno.
Meno male che tanti esercizi commerciali fuori della zona rossa hanno tenuto aperto anche con coraggio: i Conad, le Coop, tanti privati, tanti bar. Il NIK, vicino allo Sporting Club, con le sue splendide ragazze scollate e sorridenti, al mattino aiuta ad affrontare la giornate. Ma mentre fai colazione, senti sotto di te ( coi piedi e le gambe) la terra che ribolle, sobbolle con delle vibrazione che durano minuti e minuti.
Chiedi al tuo vicino: ” Ma lo senti?” e quello, con la faccia sgomenta e rassegnata, non vede l’ora di risponderti di sì. Sì le sente queste vibrazioni malefiche.
Ma che diavolo succede qui sotto? Si fermerà ? Quando ? Ci sarà un altro colpo forte?  Ti senti la casa NEMICA.  La TUA casa NEMICA … pazzesco!!
Ti attenti, le prime volte, a fare i gradini in circospetto silenzio, in punta di piedi, come la Pantera Rosa. Ridicolo! Ma è così!

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Al lunedì 11 giugno sono tornato in Comune (prima ero inutile) e in tre giorni abbiamo rimesso su in piedi il protocollo (nulla di eroico, ma importantissimo per i privati e i tecnici, chiamati a consegnare migliaia di pratiche edilizie sismiche), la posta in entrata e uscita e il giro dei messi per le notifiche delle ordinanze e l’ufficio atti amministrativi, con dei colleghi bravissimi, sempre presenti anche se con problemi sismici a casa loro e alcuni con le abitazione semi crollate).
I nostri tecnici sono stati fantastici e si sono sottoposti a turni pesantissimi.
I ragazzi del CED (Centro Elettronico) sono stati superlativi e sempre disponibili. Dal niente hanno ricreato la rete che ha consentito di lavorare con tutti i collegamenti necessari. Sono riusciti a risolvere problemi enormi, grazie alla loro competenza e inventiva.
Ho convissuto i primi tre giorni con le assistenti sociali, condividendone la dislocazione d’ufficio in via Giusti. Non potrò mai dimenticarle … per tutta la vita.
Sono stato presente al lavoro delle assistenti sociali per aiutare le persone più deboli e più fragili: migliaia di persone con migliaia di problemi. Vi giuro hanno fatto il possibile e l’impossibile, senza mai perdere la calma, CON GRANDE PROFESSIONALITÀ, PAZIENZA e CUORE.  Davvero BRAVE … STUPENDE … Un Paese civile si vede anche da queste cose!

**

Nel pomeriggio di venerdì 8 giugno si diffonde veloce la notizia che l’indomani alle otto la zona rossa sarà revocata. Subito diffondo la cosa su Facebook, ottenendo una quantità di “Mi piace”.
Il 9 giugno non resisto e alle 6,45 vado in Corso Alberto Pio. Quattro colonne del Portico del Grano sono cerchiate con fascioni di ferro. Gianni Luppi, il tabaccaio del Portico, ha già aperto: ” A voi èsser al primm!  Ad avrìir !!!“ (Voglio essere il primo ad aprire!)
Lentamente, cautamente la gente comincia ad arrivare; da soli, a coppie, in bici o piedi. Guardano, annusano, osservano i danni … non ci sono tante parole dire: ESSERCI dice già tutto!  “ I perèen tante furmighìini !” (Sembrano tante formichine) osserva incuriosito e soddisfatto il nostro Gianni, sempre attento nell’esaminare e soppesare i comportamenti delle persone.
Io una bella soddisfazione però me la prendo subito: vado al Caffè Teatro, mi siedo davanti, sotto gli ombrelloni, vista piazza, e mi gusto i più buoni cappuccino e brioche del mondo. Bravissime, come sempre Carla e Simona, che non vedono l’ora di servirmi di tutto punto come primo cliente. Mi sento un vero signore che si gusta la visione della sua Carpi riguadagnata, anche se molto ferita.

***

Dopo un serio esame di coscienza … sono soddisfatto di me stesso, ho fatto quello che dovevo fare e non potevo fare gran ché di più:

  • nonostante la paura, non mi sono fatto prendere dal panico idiota e imbecille;
  • ho protetto me, le tre mie famiglie e i miei amici nel limite delle mie forze e delle disponibilità logistiche e materiali;
  • la mia casa e il giardino sono sempre stati aperti a tutti;
  • ho controllato e tenuto sotto vigilanza la casa (ho dormito fuori solo le prime due notti allo Sporting Club,  poi sempre dentro a piano terra);
  • non ho creduto alle voci più assurde e incontrollate e le ho combattute con tutta la forza che avevo;
  •  ho lavorato al meglio dando dei servizi (sia pure burocratici) alla gente;
  • ho ospitato in giardino 4 tende e sei /sette ospiti e alla sera decine fra amici e conoscenti che si sentivano soli. Ci siamo confortati a vicenda, anche se sapevamo che la notte arrivava e avrebbe lasciato ognuno di noi solo con se stesso;
  • ho aperto la pagina di FB dell’Istituto Comprensivo di Novi e Rovereto, (tutte le scuole sono giù o inagibili) su richiesta della mia amica Preside Rossella Garuti, per facilitare i contatti con gli studenti e per raccogliere aiuti e donazioni per ripartire il settembre con le lezioni;
  • poi il 20 giugno, con Anna, siamo tornati al nostro primo piano a dormire e subito a mezzanotte, appena coricati, TRUKKCC.. TUMM!!,  un colpetto da 3,1 ! Ho aperto un occhio, tirato due maledizioni secche .. a  i ò vultèe galòun  .. Mò va bèin a caghèer !! E a i ò tirèe dritt a durmiir . (Mi sono girato e ho continuato a dormire)

Mauro D’Orazi
Ho tante passioni e amo molto la mia città Carpi, ma anche le tradizioni delle zone vicine. Pubblico le mie ricerche su Voce di Carpi e sul gruppo Conosci il Dialetto di Carpi. Ho contribuito all’edizione del dizionario di dialetto Carpigiano uscito l’anno passato. Odio il campanilismo e apprezzo la bellezza delle tradizioni locali. Viste con serenità e in modo aperto e non come cose esclusive di pochi eletti. Tutti i dialetti sono degni di nota e li amo tutti.
E’ chiaro che un terribile fatto come il terremoto che ha sconvolto le nostre zone mi ha toccato profondamente e ho messo giù qualche riflessione.

Discussion

One Response to “Al mé teremòot”

  1. Mauro,tu sai che ti sono amico e che rispetto ho dei sentimenti di chiunque .Forse è troppo presto per chè ciò che dirò riceva benevolenza. Abitiamo a 50 metri didistanza ma io non ho avuto la benchè minima paura ,nè lanotte del 20 nè il mattino delle scosse del 29. Chi ha avuto (ed ha )paura-il pitto dici tu- fà riferimento al vissuto terremoto ed ha ragione ,io non sò perchè non ho avuto paura, però non posso fingerla per sentirmi normale. E vedi, ho fatto tutto come te: ho dormito fuori due notti e poi nel cortile di casa mia.Ma tutto questo in solidarietà ed aiuto a mia moglie e mia sorella che urlava di terrore. in questo caso la paura è razionale ,la mancanza di essa è irrazionale.Ma io ho un vantaggio. I terrorizzati vorrebbero ritornare a prima del 20 maggio,io no,perchè questo sentimento sarà la base per insensibilità antisismiche ed ecologiche nel futuro. con affetto( ed affettato) luigi anceschi riese emigrato a carpi

    Posted by luigi anceschi | 3 luglio 2012, 14:46

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