Le Storie

Io e Nuccini a Finale Emilia

Arriviamo a Finale. E’ una giornata torrida di fine maggio. Il paese è transennato ovunque. Ci portiamo fino al confine della zona rossa. Oltre non si va. Chiacchieriamo con la gente. C’è grande dignità e tanta voglia di ricominciare. Ottima è l’organizzazione dei soccorsi. Al bar della piazza, tra le camionette dei Pompieri e le pattuglie dei Carabinieri, gli anziani giocano a briscola con l’agonismo di una partita di rugby. Ci raccontano di quella terribile notte.
Osvaldo, 91 anni suonati ma più verde di me, è ancora spaventato. Sorseggia un bicchier d’acqua e ci dice che, durante la scossa, sono tutti scappati in strada in ciabatte e pigiama. Si sente fortunato Osvaldo, la sua casa ha perso solo il comignolo.
Gilberto, l’Alpino, ci accompagna nella tendopoli del campo sportivo. Tende, servizi igienici, mensa, gruppo elettrogeno. Tutto montato in poche ore. Un gruppo di Alpini ci accoglie sotto la tenda della cucina da campo. Sono dei giganti e vicino a loro mi sento piccolo piccolo ma sono buoni come il pane. Gilberto ricorda che domenica, quando montavano le tende, durante una scossa la terra del campo da calcio si muoveva come un serpente.

di Paolo Borghi

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