Le Storie

La paura. 250km oltre

domenica 20.5.012
ore 4:03am

Mi sento girare la testa, quasi mi pare di avere le vertigini. Poi, vedo la mia miniatura della Ghirlandina iniziare a tremare, senza nemmeno averla sfiorata. Il lampadario che oscilla. Il pavimento sotto i piedi che, vibrando, m’immobilizza dalla paura.
Il terremoto”. Sussurrai a me stesso stringendo con forza il piano della scrivania, avvertendo ancora oggi quel brivido che mi gelò le vene temendo, in realtà, per la mia famiglia.
Esco immediatamente dalla camera incrociandomi coi miei coinquilini svegliati da questa scossa che non pare prendere fine, uno di loro: “L’Aquila, un’altra volta!”
Io balbettando, con un drammatico presagio: “NO, la mia.. Modena”.
Quasi non volendo dire quel nome, impaurito da cosa potesse essere accaduto a 250 km da me.
Il cellulare di mia madre: spento! Telefono immediatamente mio fratello.
Michi qui c’è stato il terremoto!”, con la sua voce ancora tremante!
Mamma?” Gli chiedo, senza aspettare.
E’ qui con me, tranquillo. Sono rientrato presto a casa proprio perché era sola. Siamo in giardino, scalzi. Ora chiamo papà che dovrebbe essere arrivato in Stazione a Bologna”.
La casa tutto ok?”continuo.
Non ho ancora controllato nulla, però sembra tutto a posto” [..]

Le mie paure, archiviate. Nel frattempo continuano a centinaia i messaggi su Facebook e Twitter; ma uno, tra tutti, mi fa ingoiare a fatica la saliva: “Qui a Finale pare l’Inferno. Polvere. Crolli e distruzione. Ovunque.”

Bisogna attendere quasi un’ora per le prime notizie in tv: “Alle 4:03 un forte terremoto di magnitudo 5.9 devasta Finale Emilia e molti altri Comuni nel modenese. Ci sono delle vittime”.

E’ impossibile. Non può essere vero. Modena nemmeno è zona sismica, pensai.

martedì 29.05.012
ore 9:03am

Michi! Qui sta rifacendo una scossa forte e non finisce più, sto provando a scendere le scale! Michi questa è brutta, qui tutto si muove. Forte. Non so cosa fare. Questa è più violenta della prima! C’è anche una crepa che si sta aprendo nella..” e nulla più.

Il silenzio. La paura. 250km oltre.

Solo il clacson dell’autobus su cui sono sopra riesce a distrarmi un attimo, e riprovo immediatamente a contattare mio fratello. Nessun segnale.
Provo a telefonare mia madre. Nessun segnale.
Mio padre, che certamente è a lavoro con mio fratello. Nessun segnale!
Sensazioni, queste, capaci di diventare dettagli unici che compongono la nostra vita.

Scendo dall’autobus, disanimato, provando a rintracciare qualcuno dei miei amici di Modena. NIENTE.
Mi squilla il cellulare: “Michi, ho sentito ora per radio che c’è stata un’altra scossa a Modena. Pare sia crollato di tutto, i tuoi li hai sentiti?”
Ero al telefono con mio fratello mentre stava scappando, ma è caduta la linea. E ora non mi risponde più nessuno”. Non so con che voce e quale animo gli stessi dicendo quelle poche parole. “Ma cosa dicono, è grave?” Aggiungo.
Non lo so, ma sembrerebbe che la scossa è stata più forte rispetto a quella del 20. Ci sono dei morti, e stanno evacuando anche alcuni reparti dell’ospedale di Modena”.
Matte, posso telefonarti più tardi?” Solo Dio sa quanta paura mi stesse maturando dentro.
Volevo sapere, ma allo stesso tempo temevo farlo.
Rientro a casa, di fretta. Il telecomando della tv scomparso, finito chissà dove. Internet col segnale assente. Nel frattempo continuo a comporre col cellulare i numeri di mio fratello, mio padre, mia madre, alternandoli ai diversi sms che inizio a ricevere da chi mi chiede informazioni su Modena.
Dopo un’ora riesco ad accedere ad internet: “Epicentro Cavezzo, magnitudo 5.8 ad una profondità di 10.2 km. Intasate tutte le linee telefoniche.
Il mio primo respiro profondo, pur rimanendo incollato allo schermo del pc seguendo le dirette streaming, attonito.
Verso le 11.00 riesce a ricontattarmi mio fratello, rassicurandomi: “Casa non ha avuto lesioni. Mamma e papà stanno bene! A Modena città ci sono stati danni, ma nulla di grave. Pare”.
L’ansia e il terrore di due ore aveva concretamente preso a pacarsi.

ore 1:55pm

In diretta streaming, da sopra il mio letto, e per telefono dalla voce tremante di mia madre nel giardino dell’asilo coi suoi bimbi, sento di nuovo la terra tremare con violenza. Infida. Arrogante! Lo farà per 3 volte, in 5minuti.

5.3 – 4.9 – 5.2 di magnitudo.

Ancora crolli. Le zone già devastate ulteriormente distrutte. Sale il numero delle vittime.
Saranno 26! Oltre 20.000 gli sfollati. Quasi 30 i Comuni colpiti, alcuni forse destinati a diventare fantasmi.
Apro il borsone, sbatto dentro le prime magliette che trovo nell’armadio, e mando un sms a mio padre: “Sarò imprudente, ma qui non ce la faccio. Vengo a Modena”.

Discussion

2 Responses to “La paura. 250km oltre”

  1. queste righe sono brividi sulla pelle!

    Posted by susanna | 31 luglio 2012, 13:23
  2. vivo a Bologna da tre anni, oggi sono trascorsi esattamente 3 mesi da quella terribile data. Leggo questi racconti e continuo ad avere il ricordo indelebile dentro di me. Quando ti senti impotente inizi ad avere paura, ti senti sbattere a destra e a sinistra, tuo marito che ti urla di scendere dal letto e scappare fuori in giardino, ma il pavimento che trema sotto i tuoi piedi ti rallenta la fuga. Il lampadario che pare voler coprire le nostre voci, il nostro terrore. Vivere esperienze simili a distanza ho sempre pensato non fosse equivalente a provarlo sulla propria pelle, ma ben son disposta a ricredermi leggendo righe come queste.
    Essere lontani, non sapere nulla di cosa stia accadendo nella tua città, alla tua famiglia, a chi ami. Un terrore che equivale a vivere di prima persona il terremoto.

    che brutti ricordi :(
    ma noi teniamo botta, e non ci ferma nemmeno la terra. Un abbraccio emilia.
    col cuore.
    piera

    Posted by PIERA | 20 agosto 2012, 17:12

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