Le Storie

Lettera dal sisma

Cara Aka,
per il terremoto nessun guaio concreto per quanto mi riguarda personalmente.
La casa si stava già aprendo a libro anni fa e abbiamo provveduto a incatenarla e a fare le fondamenta che non c’erano.
Ora sono quasi tranquillo, anche perchè se si ha la fortuna di stare in un posto dove il terremoto non ha fatto danni è inutile fare come se dovesse farli domani solo perchè li ha fatti qui vicino.
Sarebbe come camminare lungo la riva di un fiume ed essere angosciati perchè non si sa nuotare. Si tratta di pochi centimetri ma fa differenza.
Capisco l’ansia di chi magari sta al quinto piano e non riesce a camminare, ma noi ci mettiamo un attimo a scappar fuori, se serve.
Le ripercussioni economiche ci saranno sicuramente ma chi ne soffrirà di più saranno quelli che aspiravano ad un benessere sopra le righe che già la crisi economica aveva messo in crisi. Quelli che hanno poco sono abituati a lottare bestemmiando e quelli che avevano niente continuano a non averlo.
E poi, diciamolo! Gli emiliani ruspanti di una volta, legati alla terra e ai valori antichi esistono ancora, ma quanti di loro sono diventati sboroni insopportabili, speculatori sfruttatori, razzisti e stronzi? E’ anche colpa di questi stronzi se si è costruito alla cazzo di cane.
Il terremoto di per se è solo una scossetta della terra del tutto naturale e, se non prevedibile, immaginabile.
La notte della prima scossa siamo usciti in strada, poi alcuni hanno cominciato a rientrare ma io ho aspettato perchè mi sembrava piacevole questa condivisione con la gente. A un certo punto si sono spenti i lampioni stradali e ci siamo accorti che stava sorgendo l’aurora, il primo chiarore che annuncia l’alba. Solo allora abbiamo udito gli uccelli che da sempre salutano il sorgere del sole, e abbiamo visto una lucciola, che alla luce dei lampioni non avremmo mai riconosciuto.
Poesia pura, in un momento che la gente è indotta per forza di cose a vivere come drammatico, magari anche sotto la suggestione dell’informazione e delle proprie paure ma naturale, in fondo, come il sorgere del sole o le lucciole. Cose di cui abbiamo bisogno più del conto in banca o della casa (magari comprata sulla carta per risparmiare e pagata con un incatenamento a vita).
Noi emiliani paghiamo lo scotto di esserci illusi che qui stavamo al sicuro perchè “galleggianti sull’acqua” e intanto anche qui, forse più che altrove, si è costruito “alla leggera” abbondando in pretenziosità e lesinando in sicurezza.
Fessi! non meno di quelli che hanno sperato di scongiurare il terremoto facendo le offerte al santo patrono del paese, magari sgozzando il capretto a Pasqua.
Io spero che gli emiliani recuperino un po’ di coraggio e sana rabbia, disseppelliscano i fucili dei loro nonni partigiani e vadano a scovare nelle loro case antisismiche, trascinandoli in piazza, tutti quei geometri, architetti, ingegneri che hanno firmato progetti e agibilità di costruzioni che sapevano benissimo essere a rischio.
Noi possiamo anche credere alle balle, ma loro no, perché certe cose le devono sapere e se non le sanno peggio ancora!
Non parlo delle responsabilità e delle colpe di certi politici perché sarebbe come infierire su un fantoccio di paglia.
Ci lamentiamo perché in Italia ci sono troppe leggi, e poi ci si lamenta perché non sono abbastanza scrupolose e se invocano altre. Le leggi giuste ci vogliono ma serve ancora di più la capacità di coltivare e giudicare le responsabilità individuali. DAL BASSO. In altri paesi servono meno leggi perché si crede di più nel buonsenso.

Massimo Bonfatti, anche detto Bonfa; il fumettaro modenese con più maestri e più allievi http://www.massimobonfatti.it/blog/
www.facebook.com/group.php?gid=52727794829

Discussion

3 Responses to “Lettera dal sisma”

  1. A Massimo Bonfatti, risposta a “lettera dal sisma”

    Sono tristemente schifata.
    Ho letto, ho riletto.
    Ero sorpresa, poi incredula, poi allibita, poi offesa.
    Sì, sono offesa dalle tue parole.
    Hai parlato di me Massimo Bonfatti.
    E hai parlato della mia città.
    E hai parlato della mia terra.
    E hai parlato del mio lavoro.
    E hai parlato della mia famiglia.
    Se non parlavi di me e di noi, soprattutto se sai di cosa stai parlando, se racconti di ciò che hai visto o hai sentito, o hai subito, allora assegna un nome alle tue offese e un indirizzo alle tue accuse.
    Io, Annalaura Sbrozzi, ti rispondo che ho avuto paura e ho paura.
    Che non mi vergogno di avere paura, che cammino su quella riva, che anche se so nuotare temo quell’acqua.
    Che le crepe che hanno ferito la mia casa hanno anche lesionato la mia lucidità e la mia serenità, mi hanno portato a odiare un luogo che prima amavo, ma aggiusterò quelle crepe come ripercorrerò quelle scale.
    Ripercussioni economiche? Crisi?
    Le tue parole succhiate da un diffuso parlottare tra tv e bar, tra invidie e qualunquismo, tra professato e declamato, vomitate nell’ovvia considerazione che chi non ha non perde, come se chi ha è giusto che perda, collocare l’accaduto per usarlo una volta di più.
    Il dubbio che ciò che scrivi non sia ciò che sai ma ciò che credi di dover insegnare, scorre parallelo con la certezza che non sai solo perchè non vuoi saperlo.
    Ammiro il silenzio di chi all’alba del 20 giugno e al tramonto del 29 ha iniziato a pulire i mattoni e ad allineare i travetti, a puntellare i muri e ad allestire i giardini con gazebi di fortuna per collocare lavatrici e frigoriferi e scrivanie e macchinari, per vivere quella vita che per anni hanno vissuto, per proseguire quelle attività con cui hanno comprato la casa, la macchina, il necessario e il superfluo.
    Potrei scriverti nome e cognome di :
    Dentisti che non hanno più casa nè studio che continuano a pagare gli stipendi ai loro dipendenti e continueranno a farlo, nonostante un decreto legge paraculo li sta bloccando.

    Imprenditori che hanno chiamato tecnici e imprese pagandoli privatamente per montare piastre e putrelle in acciaio in capannoni perfettamente integri, che sono stati costretti dallo stesso decreto legge a chiedere ai loro dipendenti di rimanere a casa perchè dovevano chiudere le aziende; quei dipendenti hanno continuato ad andare a lavorare, hanno rifiutato la cassa integrazione, hanno paura ma hanno bisogno del 100% di quello stipendio, hanno bisogno che quelle aziende guadagnino, che non chiudano.

    Artigiani che per due volte hanno rimontato scaffali e pulito attrezzature, hanno portato la famiglia al mare e dormono tutt’ora in macchina, non leggono i blog, non chiedono finanziamenti, nè risarcimenti, vorrebbero solamente poter consegnare i loro prodotti, far fede agli ordini, pagare le rate dei finanziamenti.

    Ingegneri di 81 anni che stanno lavorando quattordici ore al giorno per verificare, rassicurare, consigliare, istruire, progettare, gratuitamente, chi li ha chiamati disposti a pagare qualunque cifra perchè dal comune in un mese non si è mosso nessuno.

    Queste persone, come tante altre, me compresa, sono quelli che tu definisci “sboroni insopportabili, speculatori sfruttatori, razzisti e stronzi”.

    Lavoro da quando ho 16 anni nell’edilizia, per privati e imprese.
    Ho costruito edifici in quelle zone, alcuni sono integri, altri hanno lesioni.
    Perchè c’è stato un terremoto. (…quella “scossetta immaginabile”)
    Chiediamoci perchè ci sono stati così pochi morti rispetto ad altri eventi simili, invece di ridicolizzare o insultare o volere a tutti i costi assegnare un’appartenenza politica a un evento che di politico ha ben poco.

    Sai, potrei immaginare anche un incendio…perchè non sostituiamo tutte le travi in legno con dell’acciaio?Potrei immaginare anche un alluvione….perchè non alziamo tutti gli edifici sulle palafitte?
    Immaginiamo anche che chi sa fare qualcosa lo fa al suo meglio e si limita a quello.
    Non devo “recuperare” il coraggio, semplicemente perchè non l’ho mai perso.
    Perchè il coraggio non lo identifico con il dormire in macchina o su un materasso in giardino.
    Perchè ciò che so è che è dal basso che si nota chi ”svolazza” in alto.
    Perchè il buonsenso è anche giudicare con cognizione.

    La mia “sana rabbia” la rigurgito su di te, Massimo Bonfatti, assumendone pienamente la responsabilità e l’onore, non da emiliana, il fatto che io sia nata qua è un caso, ma da persona singola dotata di nome e cognome; non possiedo fucili, mio nonno non era un partigiano ma un architetto, se vuoi trascinami pure in piazza, però non cercarmi sotto ai lampioni o tra le lucciole, vienimi a prendere nei cantieri perchè, così come i costruttori e gli operai abbiamo da lavorare, perchè tanta gente ha comprato casa sulla carta perchè ha fatto dei mutui garantiti da un lavoro che svolge, ogni giorno, anche per quei cantieri.

    http://a4.sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-ash4/323179_3766398530538_1216113347_o.jpg

    Questa foto te la dedico. L’ho scattata ieri, a Mirandola.
    L’edificio è inagibile e il bottegaio (mi piace chiamarlo per quello che è…forse tu lo definiresti commerciante) ha allestito sotto al gazebo scaffali, vetrine, affettatrice, per continuare a lavorare e per continuare a guadagnare.
    Vende anche giornali

    Posted by annalaura | 23 giugno 2012, 07:53
  2. La mia mail, indirizzata ad Aka su sua richiesta per il blog “TerreMOti racconto” l’avevo in precedenza inviata ad un amico, da qui il tono spontaneo e un po’ viscerale. Poi ho accettato di inviarla ad Aka (dopo aver tolto le frasi personali) perchè mi era stato chiesto un’opinione altrettanto spontanea, come se scrivessi proprio a lei e così ho fatto: ho scritto ad Aka i miei pensieri pur sapendo che lei li avrebbe messi nel blog perchè non essendo un giornalista le mie parole hanno un impatto insignificante. Mi sembrava utile il concetto di tenere vivo l’argomento sul terrremoto per evitare il dimenticatoio.
    Nel merito e in risposta ad Annalaura Sbrozzi dico subito che la sua è una bella lettera e ne sono quasi lusingato. Ne sono anche dispiaciuto però, visto che ho suscitato la sua indignazione. Cosa posso dire per spiegarmi meglio? Cosa ho detto di così offensivo verso gli emiliani in generale?
    Forse ho fatto l’errore di non scrivere quanto mi dispiace per chi ha subito danni o tragedie, ma io non voglio fare condoglianze e sermoni a gente che ha bisogno di tutt’altro, e che mi dispiaccia lo si dovrebbe capire dalla rabbia delle mie parole scritte privatamente ad una amica.
    La gente si offende perchè in questi casi si scopre l’orgoglio di appartenenza, a una terra, a un popolo, a una professione, a una categoria, a una famiglia, a una etnia, a una nazione, a una specie, a… un punto di vista. La tragedia con la T maiuscola fornisce sempre degli alibi granitici e con essi la suscettibilità di non ammettere critiche. Se avessi scritto un po’ di frasi retoriche, Annalaura non si sarebbe sentita offesa? Non ci sono colpe, individuali, quindi, per certe tragedie evitabili? Non si sapeva il rischio? Non lo sapevano nemmeno gli ingegneri strutturalisti e gli architetti? E’ un caso che adesso càpiti di sentire (su radio 24) pubblicità di aziende specializzate in messa in sicurezza antisismica per l’edilizia pubblica, privata e lavorativa? Sono le parole crude che offendono (stronzi, sboroni, razzisti ecc. direi anche inquinatori, corrotti e corruttori, ma in fondo si tratta di sottocategorie)?
    Sì! L’intento è di offendere, ma solo gli stronzi e gli sboroni, non certo le persone che hanno subito tragedie. Offendo con l’intento di fare male ai disonesti, agli avidi, agli irresponsabili che vivono come tali e di conseguenza fanno quotidianamente scelte che, tutte assieme, un po’ alla volta, cambiano il mondo in peggio. In questo caso voglio offendere gli stronzi dell’Emilia perchè sono loro che in molti casi avrebbero dovuto fare e non hanno fatto, o si sono spinti a ricattare gli operai perchè entrassero nei capannoni, magari firmando la liberatoria e assumendosi loro una responsabilità dei loro padroni. Sarò un patetico ingenuo, ma ho pensato che nei panni di un costruttore, ingegnere o imprenditore che si accinge a costruire un condominio o una fabbrica mi sarei trovato davanti a una inevitabile scelta tra una modalità orientata verso la sicurezza e una verso il risparmio/guadagno-maggiore. Avrei pensato se nelle costruzioni di cui firmo i progetti o nelle costruzioni in cui metto inquilini e lavoratori o cittadini, è possibile avere più o meno sicurezza, per eventi come questi o per altri. E non ditemi che era impossibile prevedere crolli in caso di terremoto. Questa non è stata un’invasione aliena, in architettura e in ingegneria si studia statistica (credo) e il fatto che in Emilia un terremoto devastante fosse ritenuto statisticamente improbabile non vuol dire che non possa accadere domani. Noi popolino ignorante ci beviamo i luoghi comuni che ci propinano e poi piangiamo le tragedie che ci cascano addosso, ma chi opera professionalmente in certi settori le cose le sa, e se non le sa è ancora più grave perchè significa non sentire la responsabilità del proprio ruolo.
    Anch’io sono stato un fesso nel credere a questa illusione che l’Emilia fosse immune dal terremoto, e come me di fessi creduloni ce ne sono stati tanti in Emilia. Se siamo in centinaia di migliaia ad essere fessi non si può dire?
    Ripeto: non ce l’ho con tutti, emiliani, architetti, e via dicendo. Ce l’ho con quelli che semplicemente non hanno voluto fare scrupolosamente il proprio dovere accettando il comodo luogo comune per firmare più progetti e incassare più commesse, o risparmiare più soldi o semplicemente avere meno rogne.
    Il guaio è che certe forme mentali di pensiero viziate da luoghi comuni diventano a volte tanto diffuse che assecondarle sembra quasi un dovere. Ora il mondo corre ciecamente verso il guadagno immediato.
    Poco importa che il luogo dove sei nato si trasforma, anche a causa di ciascuno di noi, in una fogna putrida, tanto da ricchi si passerà la vecchiaia alle Antille. Per favore non facciamo i finti tonti; se dico che ci sono ancora gli emiliani di una volta (con valori umani) ma che molti sono diventati stronzi non dico una cosa assurda, perchè la pandemia della stronzaggine si è propagata in tutto il mondo peggio dell’AIDS o dell’aviaria. Meno di un anno fa un giornale inglese titolava sulla “deriva antropologica degli Italiani” ma Pasolini preveggeva con orrore la stessa cosa fin dagli anni cinquanta.
    Un mondo migliore o un mondo peggiore dipende dall’oscillazione dell’ago della bilancia che soppesa la quantità di stronzi e di non-stronzi. Non ci sarà mai (spero) l’azzeramento di uno dei due piatti, ma resta il fatto che la condizione umana e la storia stessa impone ai non-stronzi di correggere, guarire o combattere gli stronzi.
    Capisco che questa è una visione dell’umanità molto semplificata, ma è molto utile per sapere in ogni momento da che parte si vuole stare, perchè la malattia è subdola e si diventa stronzi un po’ alla volta, senza rendersene conto. Se fossi un cattedratico intellettuale potrei provare ad elaborare una teoria sociologica sullo “stronzismo”, ma mi accontento di provare a riconoscere gli effetti e le cause di questa pestilenza e combatterle come posso nelle mie scelte quotidiane e pagandone il prezzo. Perchè c’è un prezzo da pagare nel non avvallare o assecondare certe mentalità.
    Non costa molto proclamare le proprie idee su un blog, ma prova a metterti in conflitto col tuo superiore, datore di lavoro, sindaco, parente ricco ecc. Proviamo a non fare i paraculi (in Emilia come ovunque ne vedo tanti) disposti a tacere su tante cose per non avere rogne. Allora sì che non ci sarebbe bisogno di vecchi fucili arrugginiti (mi paro il culo dalle possibili accuse di apologia di reato sottolineando l’intento metaforico sui nonni partigiani) per riequilibrare un po’ di giustizia.

    Una cosa a proposito del giornalismo. Le cose che dico io come semplice cittadino non le direbbe mai un giornalista. I giornalisti sono interessati a sottolinerare gli aspetti truculenti, drammatici e ansiogeni del fatto, contribuendo a far crescere il senso di pericolo imminente anche dove il sisma non ha fatto danni complicando la vita a tante persone facilmente suggestionabili. Per contro hanno il merito di tener viva l’attenzione, fino a quando converrà ai giornali o telegiornali (quindi ai loro proprietari) di farlo.

    Sarebbe facile evitare complicazioni e rischio di essere frainteso lanciando strali alla politica, come fanno in molti. Invece io credo nella responsabilità individuale. Credo che il futuro dipenda da ognuno di noi, da come togliamo il saluto al potente che ci farebbe comodo, ma che sappiamo poco onesto; dalla pensionata che non si lascia sorpassare nella fila in posta, nel bambino capace di dire al padre verità sconcertanti, nel lavoratore che lotta per i suoi diritti… Sono questi gli anticorpi che difendono la salute di un Paese, e la politica ne è la conseguenza inevitabile, e le leggi pure. Lo Stato funzionerebbe meglio perchè le leggi sarebbero coerenti col sentire della gente. Abbiamo una magnifica Costituzione e una società lontanissima dai suoi princìpi. Inutile invocare leggi se ciascuno di noi è incapace di indignarsi e individuare colpe precise in persone precise, magari tra conoscenti, amici, parenti, compagni di classe, di partito o di bocciofila. Pochi giorni fa passeggiavo vicino a Castelnuovo e pensavo proprio alle vittime del terremoto e alle iniziative per gli aiuti che si stavano facendo. Ho udito un rombo sordo aumentare sempre di più, ho girato la testa e ho capito che era una lunga trafila di auto Ferrari che rombavano frustrate per non poter sviluppare tutta la loro potenza meccanica. Saranno state trenta o quaranta, non le ho contate perchè disgustato ho preferito guardare da un’altra parte. Queste automobili di lusso, patetici status symbol di coloro che definisco “sboroni”, ammirati anche da passanti (altri potenziali sboroni) sono state per me la concretizzazione visiva e simbolica di come un territorio, un tempo legato ai valori antichi della terra, delle stagioni, del lavoro nobilitato dalla passione, si sia trasformato col tempo in una valle (la più inquinata d’europa) dove il paesaggio è distrutto (lo sai che i filari di pioppi, pianta endemica tipica del nostro paesaggio sono considerati erba dai regolamenti locali?), l’urbanistica sempre più assurda e la qualità della vita in vertiginosa caduta libera. Le Ferrari rombavano impotenti per l’impossibilità di fare i trecento all’ora sulla provinciale o imbarcare belle pupe (se no a cosa serve possedere una Ferrari?), ma l’artigianato meccanico di cui sono frutto sta morendo (come tutti gli altri artigianati) perchè coloro che quelle automobili possono permettersi di comprarsele sono professionisti, industriali, faccendieri e in alcuni casi delinquenti che fondano il loro successo su qualcos’altro che non l’etica del lavoro e il rispetto per gli altri.

    Comunque non volevo offendere nessuno, men che meno chi soffre. Credo che chi soffre abbia in cuore parole anche più dure delle mie.

    Ma naturalmente ho sbagliato io nell’allargare il discorso agli stronzi, alle lucciole e alla poesia e alla Ferrari (mito intoccabile). Mi sembra di aver detto cose molto semplici e sincere, tanto da sembrare banali. Molta gente davanti alla paura preferisce la retorica, e ha il diritto di farlo se vuole. Davanti al dolore, anzi col dolore dentro, la retorica mi sembra una beffa oltre il danno.

    Posted by Massimo Bonfatti | 24 giugno 2012, 18:36

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  1. […] fatica del ricostruire…” dice il “Bonfa”, che per questo sito ci aveva anche regalato una sua riflessione sul terremoto. Alcuni nomi degli artisti che hanno prestato mani e … matite per lo scopo? […]

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