Le Storie

Quello che non si riesce a spiegare

Non ho amici che hanno riportato danni diretti con il terremoto, ho però alcuni amici che vivono in zone contigue: parlando con loro ho sentito, molto distinguibile, un livello elevato e comune di shock:  questa è la cosa che, da lontano, colpisce di più. Poi c’è in loro, rispetto agli eventi patiti, un vissuto molto intimo, personale, privo di condivisione, ed è l’aspetto peggiore perché quando ci si ripiega in noi stessi e si vive singolarmente un trauma, significa che il livello di sofferenza è stato ed è particolarmente elevato.

A questo si associa una quasi incapacità di parlare di altri argomenti; il terremoto pare aver spazzato via tutto, il tempo libero, il lavoro, la vita sociale; occorrerà del tempo per tornare ad una vita normale.

Puntuale c’è anche l’aspetto della ‘teoria’ e della ‘pratica'; la distanza cioè tra cosa rappresentano e suscitano le immagini televisive e quello che è. A questo proposito ho un’esperienza personale. Successe nel 92 quando il fiumiciattolo che ho davanti casa, una notte, pensò bene di rompere gli argini; detriti di ogni genere a causa dell’incuria con cui vengono mantenuti gli argini, fecero tappo al ponte che ho a venti metri dalle mie finestre. Qui davanti, la furia dell’acqua divelse i muri di cinta, schiacciò l’ascensore, spinse con la sua forza decine di auto sulla massicciata della vicina linea ferroviaria spingendole, in salita, per venti, forse trenta metri. Nessuno si fece male, anche se alcuni rischiarono di perdere la vita perché rimanemmo tagliati fuori dalla possibilità di ricevere aiuto con persone in situazioni di elevato rischio; i danni materiali furono ingenti. L’area colpita fu assolutamente limitata, un fronte di non più di duecento metri e forse quattrocento di profondità, oltre i quali non successe nulla, neppure un po’ di fanghiglia. Fu così che mi fu chiaro come il nesso di casualità sia imprevedibile in questi eventi e come pochi metri ti pongano dentro o fuori dall’inferno.

Tornando al terremoto, come sempre in queste occasioni – poi si sopirà presto – torna prepotente la questione della prevenzione. I terremoti si possono prevedere? La risposta sembrerebbe negativa. Cioè, per quello che ho capito, si sa dove prima o poi accadrà, ma non potendo fare previsioni attendibili sui tempi è tutto inutile. I tempi geofisici sono diversi dai tempi di noi umani. Un anno per noi è un anno, per la terra è un niente, e allora, non potendo tenere per anni le popolazioni a dormire nelle tende…resta però da chiedersi se abbia un senso avere Centri dedicati allo studio della sismologia, il cui scopo, pur apprezzando la ricerca scientifica, dovrebbe essere di risparmiare tanti lutti e tante sofferenze.

Jacopo ChiostriGiornalista per mestiere, fotografo per hobby, scrittore per passione, ultimamente zappatore d’orti, va in bicicletta, mangia molte pizze, almeno una volta al giorno deve transitare da piazza della Signoria, è amico di tutti quei personaggi che animano il centro storico di Firenze, legge libri e giura che prima o poi adotterà un altro meticcio.

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