Le Storie

Trema

“Ai terremoti non v’è rimedio alcuno. Se il cielo ci minaccia con le folgori, pure si trova scampo nelle caverne…. Ma contro i terremoti non vale la fuga, non giovano nascondigli… “ [Francesco Petrarca, Secretum, dialogo 91, dopo il terremoto del 1349]

Ci contiamo. E’ buio e ci passiamo la voce: al telefono, via sms, su twitter e con whatsapp. Ci chiediamo come stiamo. Ci diciamo se dormiamo in macchina o in casa.
Perché oggi la terra ha tremato ancora. Dicono che è una nuova faglia. Qualsiasi cosa sia e significhi, abbiamo ballato un bel po’.
Ricorderemo dove eravamo alle 4.04 del 20 maggio, ricorderemo anche dove eravamo il 29 maggio alle 9.08 e alle 12.59.
In strada, circondata dai miei colleghi, impauriti ognuno a modo suo, riflettevo a quanto era sciocco ma rassicurante essere in strada e non chiusa fra quattro mura. E ho registrato la sciocca conversazione fra chi sosteneva che una scossa diurna era da preferire ad una notturna perché essendo svegli e vigili ci si poteva mettere in salvo meglio di quando invece veniamo svegliati all’improvviso nel sonno e siamo più indifesi. Discorsi da stress post-traumatico, mi sono detta.
Io sapevo solo che ero lontana da casa, che le linee telefoniche erano inutilizzabili perché sovraccariche, e che non avevo nessuna intenzione di tornare alla scrivania.
Nonostante fossi lì, non sapevo cosa stava succedendo poco più in là. E mi meravigliavo di qualcuno che riusciva a scrivere da Milano di quello che stava succedendo nella “bassa” modenese. Perché è così che la chiamano qui la zona colpita più duramente dal terremoto: la “bassa”. So che chi ha potuto è andato via. So che un negozio di articoli da campeggio a Modena è stato preso d’assalto, ma le tende arrivate con un camion alle 15 sono state distribuite carta d’identità alla mano, per dare precedenza a chi veniva dalla “bassa”. So che molte persone che conosco dormiranno in macchina stanotte. So che tutta l’Emilia dormirà con un occhio aperto stanotte.
Non sono un tecnico, non sono una scienziata, non mi lancio in congetture sul perché possa accadere un evento sismico di queste proporzioni in una terra definita non-sismica (si parla degli scavi per realizzare i siti di stoccaggio del gas) so solo che rimane la stanchezza, la sensazione di vertigine, la necessità di dormire e la paura di mettersi a letto. Ogni capogiro che arriva alzo gli occhi al lampadario. Ci sono quelli che un lampadario da guardare non ce l’hanno. Penso a loro e mi dico che sono stata, ancora una volta, fortunata.
A Modena tanta paura e danni non preoccupanti, una palla di cemento caduta dalla facciata dalla Chiesa del Voto, l’orologio del Comune fermo all’ora della prima scossa. Oggi scuole e musei chiusi, ma in città sembra che dobbiamo convivere solo con la paura. E non è poco.

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One Response to “Trema”

  1. sabe é muito dificil o q. disser .gostaria de coraçao q. tudo fosse um sonho pra todos de modena. eu adoraria morar ai em qualquer parte da italia pois eu me identifico muito com os povos dai. torço para q. nossa senhora pare com os tremores e de paz para seus conterraneos.fiquem com deus.nao deixe nunca suas palavras calarem queremos estar em sintonia de pensamentos de energia e em oraçaes.ate.

    Posted by LUCILENA BERGAMINI | 17 giugno 2012, 18:54

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