Le Storie

Una storia antica

Cosa vuoi che ti dica, solo che costa sempre fatica e che il vivere è sempre quello ma è storia antica. (…) Dammi ancora la mano anche se quello stringerla è solo un pretesto per sentire quella tua fiducia totale che nessuno mi ha dato o mi ha mai chiesto”.

Ho pensato a questa canzone del conterraneo Guccini vedendo in televisione e sui giornali le immagini dell’Emilia ferita, e poi andando di persona a Finale, uno dei comuni più ferocemente colpiti dalle scosse.

Tante macerie, occhi smarriti, paura forse, insicurezza certo, rassegnazione mai.

Se c’è una cosa che ha segnato la grandezza delle nostre terre, dal dopoguerra ma anche prima, è che abbiamo sempre avuto chiara la direzione di marcia.

Strada in salita, a tratti impervia di montagna, a tratti finalmente pianeggiante in quella nostra “pianura di pittori e matti, di cieli sopra fabbriche e campanili”.

Ma nonostante le difficoltà, dalla povertà di inizio secolo e del dopoguerra all’attuale instabilitá, l’Emilia ha sempre saputo camminare nella direzione giusta, senza paura.

Il pericolo era quello che il terremoto colpisse proprio lì, ci togliesse quella capacità, credo ineguagliabile, di sapere cosa fare, e quando.

Non c’è voluto molto per capire che non è stato così, e che la preoccupazione era ed è quella di reagire, il prima possibile. Riaprire capannoni e fabbriche, tornare al lavoro, restituire ai vecchi le case in cui hanno vissuto, ai giovani le loro speranze. Rimboccarsi le maniche.  “Finiranno le scosse, così come è finita la guerra”, ha detto il Presidente Napolitano. A noi che in questa guerra siamo rimasti ai margini, resta il dovere di aiutare i terremotati a restituire loro la quotidianità, quella semplicità dell’esistenza che sembra scontata ma è tanto rimpianta e desiderata quando manca.


Stefano Bellentani
Giornalista professionista, modenese. twitter: @stebellentani

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